Amarti fino a scomparire

La mia anima vagante gira in una selva oscura, cercando il suo posto.

Un’anima sfinita, gambe consumate.

È come se volasse, come se stesse andando via da questo mondo di malinconia.

Ma inciampo su un’anima senza arti, consumata fino a quasi svanire.

Quando la vidi dall’alto, esitai se andare ad aiutarla. Guardandola, capii che fossimo legati da un filo che dura da tante vite, mondi e universi.

Capii che potesse essere l’errore della mia vita, oppure la migliore scelta. Ma ero così vicina alla felicità da scomparire nel nulla, diventare solo una luce vagante nel tempo, poter vivere e vedere universi, mondi.

Sola.

Ma è un sentimento,

che non mi ha mai fatto paura.

Presi un’altra decisione. Decisi di condividere i miei arti, un po’ consumati ma funzionanti.

lui accettò, e un legame forte si creò, così forte che era inumano.

Cercai di seguirlo, correvo talmente veloce verso quel sentimento di pace che riuscì a farmi uscire da quella selva oscura.

Ma finii in un precipizio e avevo due scelte:

buttarmi giù, senza sapere cosa avrei trovato, forse altre anime affini, anime che potessero capirmi.

Mi girai e vidi la selva oscura, dove avevo passato un tempo interminabile. Era casa mia, ma si nutriva di me e beveva la mia luce.

Ma la mia origine, la mia ombra gemella, la persi là dentro. E fu così che corsi nel cuore della selva oscura.

La cercai per notti, giorni, anni. Stavo scomparendo. Non potevo più sopravvivere.

E fu così  che abbandonai, e mi lasciai andare. Non mi restava più nulla, solo quel ricordo di pace, amore, speranza.

Scomparendo, sentii una mano tirarmi su e capii che avevo passato anni della mia vita a cercare una persona che non importava.

Non mi importava di morire, volevo solo sentirti di nuovo vicino, quel calore.

e mi confessò: che avevo avuto paura. Un sentimento forte può diventare pericoloso.

la mia anima si spezzò, in mille pezzi, distrutta.

Non ero più nella mia cara selva oscura. Ero fuori. Ero persa.

Ma continuai a vagare per il mondo, un po’ consumata e distrutta, con la speranza che un giorno riuscirò a tirarmi su, a salvarmi, a chiedermi scusa.

E accettare il mio perdono, prima di scomparire del tutto, nel nulla.

Conservai quel ricordo,

ciò che mi aveva consumata,

ciò che mi mangiava da dentro.

e alla fine scomparvi,

come avevo sempre desiderato:

in un vuoto,

sola.

Ma leggera,

con quel dolore ancora dentro

che continuava a emanare la mia luce.

E così vagai nel vuoto,

per sempre,

nella mia solitudine.