Come il mare ci guarda

Non è il luogo. È un luogo romantico, sì, e tranquillo. Il sole brilla e il mare è un incant

Il libro sparì dalle mani di Agata. Passi veloci e sgarbati dietro di lei, una risata fragorosa.

“Ma si può essere tanto fessi? Dammi il mio libro!”

I passi si allontanavano, ma la risata si faceva più forte.

“Dai Pietro, manco avevo messo il segno!”

La ragazza si alzò e cominciò a correre, le dita dei piedi graffiando le rocce distese sul mare. Dopo poco il fuggitivo si fermò.

“Tregua, c’ho male alle costole”

Ansimando, il libro tornò tra le mani della sua proprietaria, per poi abbattersi sul cranio del suo rapitore.

“Piè, se cadeva in mare te lo facevo ricomprare sai?”

“Sì che lo so. E chi se lo scorda di quando t’avevo buttato in mare quel libro del russo. Com’è che si chiamava? Toast? Stolto?”

Una pacca sulla spalla ed un sorriso.

“Tolstoj, stupido”

E tutto torna come prima. I due corsero allo scoglio dove due asciugamani spiegati li aspettavano.

Spaparanzati, si misero ad ascoltare il suono delle onde: calme, non turbate dal vento, né mosse da bagnanti. Nei due giovani, onde alte ed impazienti percuotevano.

“Agatuzza, me la metti la crema sulla schiena?”

“Non chiamarmi così”

Tubo, tappo, tac. Le unghie sulla schiena solleticavano Pietro, ma non si mise a ridere. Chiuse gli occhi e si concentrò sui polpastrelli che lo sfioravano e sui raggi del sole che lo schiaffeggiavano.

“Oh, va che ho finito. Ma che dormi?”

“Non stavo dormendo”

Tubo, tappo, tac. Crema ovunque. Sul petto abbronzato di lui, sulle guance arrossate di lei. E dopo questa battaglia di liquidi, solo due corpi al sole.

“Dopo li lavi te gli asciugamani però”

“Ma non so manco accendere la lavatrice, figurati”

Due ghigni, due manate, due risate. Ridevano, sotto la pelle qualcosa di celato, d’innominabile.

“Ma vattene a quel paese”

“Ma vacci te”

Spalla contro spalla, Agata e Pietro. La pelle appiccicosa connetteva. Le onde lambivano la riva, falangi carnose s’intrecciavano sotto un calore torrido, si scioglieva la timidezza e s’accendevano desideri.

“Te l’ho già detto che hai proprio dei bei occhi?”

“Un centinaio di volte, sì”

Petto contro petto. La pelle collosa legava. Occhi infuocati, ferali. Labbra feroci, affamate. Corpi fieri, animali.

“Sei sempre così appiccicoso o è solo la crema?”

Pietro esitò, e per un attimo, sembrò cercare una risposta che non fosse una battuta.

“Ma statti zitta”

Ora faccia a faccia. La pelle come sciroppo congiungeva. Respiri caldi ed irregolari. Sospiri salati e sudati. Il sole colava sulle loro spalle, ma il calore più spietato era quello in loro, che si scambiavano, avvicinandosi un centimetro dopo l’altro, percorrendosi con quel tocco delicato e profondo. Si perlustravano, si addentavano. E il mare non poteva che assistere a quello spettacolo di giovinezza innocentemente bestiale.